Parlo coi miei figli della legge fisica del cubo-quadrato e ho la sensazione che questa formula, apparentemente fredda, dica qualcosa anche di noi.

Afferma che, aumentando le dimensioni di un corpo, il suo volume cresce più rapidamente della superficie: in altre parole, ciò che sta “dentro” aumenta molto più di ciò che è a contatto con l’esterno. È un principio che spiega perché gli animali grandi disperdano il calore in modo diverso da quelli piccoli.

Mentre ne discutiamo, mi sembra che questa stessa logica sia una metafora dell’esperienza interiore.

All’inizio della vita, quando siamo “piccoli”, gran parte di noi è superficie. Siamo quasi interamente esposti: agli sguardi, ai giudizi, agli stimoli, alle ferite. Ogni parola esterna ci tocca, ogni evento lascia un segno immediato. La nostra interiorità è ancora minuta, non ha spazio sufficiente per assorbire, trasformare, contenere. Viviamo molto di reazione, poco di elaborazione.

Se la consapevolezza cresce, accade qualcosa di simile a ciò che descrive la legge del cubo-quadrato: l’interno si espande nell’esperienza e nella capacità di stare con ciò che è. Il “volume” della nostra vita interiore aumenta in modo potente, mentre la superficie, ciò che è esposto al mondo, ciò che viene toccato direttamente, cresce meno. Non perché ci chiudiamo o ci isoliamo, ma perché non siamo più solo apparenza.

Diventare più consapevoli significa sentire in modo più profondo. Gli urti con il mondo non scompaiono, ma hanno una porzione relativamente più piccola di noi su cui agire. Entrano, sì, ma trovano meno spazio: vengono rallentati, decantati, compresi. La parte più intima, essendosi espansa, non coincide più immediatamente con ciò che accade fuori.

A mano a mano che l’interno cresce, la superficie relativa si riduce, ma non perde importanza: diventa più significativa. Ogni punto di contatto con il mondo è scelto, curato, abitato. Siamo in relazione più densa e meno dispersa.

Come un corpo grande scambia un ridotto calore per unità di volume, così una coscienza più ampia disperde minore energia nelle reazioni inutili.

All’infinito liberarsi ed espandersi della nostra parte più profonda, la superficie diventa così insignificante che è impossibile vivere in questa esistenza. “… e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo”