Già dal nome si può evincere la principale particolarità di una delle aree protette più importanti del Costa Rica, con una valenza ecologica di valenza planetaria.

Il Parque Nacionàl Tortuguero, situato tra terra e mare sul versante nord-orientale del Paese bagnato dal Mar dei Caraibi, tutela uno dei maggiori siti di riproduzione delle tartarughe marine al mondo. In particolare, è uno dei luoghi prediletti per la deposizione delle uova dalla tartaruga verde (Chelonia mydas), sebbene sia frequentato anche da altre specie di rettili marini.

Istituito nel settembre del 1970 e ampliato a più riprese sia a mare che a terra, a difesa di diversi habitat marini e terrestri, il parco nazionale si estende oggi per 76.937 ettari, in gran parte a mare (50.284 ettari) e i restanti a terra, a tutela della foresta di mangrovie costiera e della lussureggiante foresta pluviale situata più nell’interno, oggetto nel secolo scorso di una sistematica azione di deforestazione che rischiava di distruggerla e di far scomparire, con essa, le tante specie vegetali e animali che ne fanno un vero e proprio paradiso naturale. E infatti, dell’enorme superficie protetta, corrispondente a oltre 300 chilometri quadrati, il 99 per cento è riserva integrale e solo l’1 per cento è aperto alle visite guidate di cui si occupa la comunità residente nel piccolo villaggio di Tortuguero, situato in una spettacolare laguna incastonata tra il mare e il fiume che attraversa la foresta.

Nella parte visitabile del parco è compresa anche la lunga spiaggia dove ogni anno, tra l’estate e l’autunno avanzato, le tartarughe marine creano i loro nidi. Migliaia di tartarughe, perlopiù verdi, che tornano a deporre le uova nello stesso luogo dove sono venute alla luce. Si calcola che la spiaggia di Tortuguero sia frequentata da oltre ventimila tartarughe, tanto che quel sito è considerato il più importante dell’emisfero occidentale per la loro riproduzione. Che avviene per ogni singolo esemplare adulto ogni due o tre anni, quando l’animale sale dal mare a più riprese per scavare nella sabbia i nidi in cui rilascia ogni volta fino a cento delle circa cinquecento uova che depone nell’annata, programmate per aprirsi dopo 50 o 60 giorni di incubazione. Di quei neonati solo uno su cinquecento raggiungerà la maturità sessuale, tra i 25 e i 40 anni. E questo contribuisce indubbiamente alla vulnerabilità della specie, che è considerata in pericolo a livello globale. Per fortuna, anche la protezione stabilita sui siti fondamentali come Tortuguero ha iniziato a produrre i suoi frutti, tanto che l’animale recentemente è stato riconosciuto non più a rischio estinzione, anche se la sua situazione resta critica, a causa dell’inquinamento, delle collisioni con le imbarcazioni, della pesca industriale e, non meno impattante, il disturbo antropico nei siti di riproduzione sia della fase di deposizione che in quella di schiusa delle uova.

A Tortuguero, per tutta l’estate fino ad ottobre, si può assistere alla riproduzione di centinaia di tartarughe marine, rimanendo a debita distanza, sempre accompagnati e con ingressi rigorosamente contingentati per non disturbare gli animali nella più importante missione della loro lunga vita. Che li porterà, una volta nati e raggiunto il mare, a migrare per migliaia di miglia negli oceani del pianeta. In particolare, la Tartaruga verde vive nei mari tropicali e subtropicali, in acque pelagiche e costiere sia vicino alle barriere coralline che in aree dai fondali sabbiosi, fino a 30/40 metri di profondità. Ė negli oceani Atlantico, Pacifico e Indiano che si trovano le aree di pascolo e di riproduzione degli esemplari maschi e femmine e le spiagge di nidificazione.

Oltre alla tartaruga verde ((Chelonia mydas) si riproducono a Tortuguero, in numero molto minore, anche la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea), la tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata) e la più comune Caretta caretta. Tra tutte le specie, la verde è l’unica che, da adulta, è quasi esclusivamente vegetariana, giacchè si nutre di fanerogame marine e di alghe. Questa particolarità determina il colore del suo grasso corporeo, che è poi all’origine del nome con cui è comunemente conosciuta.

Oltre le tartarughe, il Parco Tortuguero è anche un fondamentale sito di riproduzione del Lamantino dei Caraibi (Trichechus manatus), un mammifero che trascorre la sua lunga vita (fino a cinquant’anni) in mare, ma risale anche i fiumi. Si tratta di un animale piuttosto solitario, che si incontra con i suoi simili prevalentemente nel periodo della riproduzione, al termine del quale le femmine partoriscono un solo cucciolo dopo una gravidanza di 12 mesi. L’unico cucciolo incide sulla consistenza numerica della specie, che infatti è indicata dall’IUCN come specie vulnerabile.

Il parco terrestre, percorso da una fitta rete di canali percorribili in canoa e occupato da vaste paludi, ospita una straordinaria biodiversità. Tra i rettili, ci sono tartarughe di acqua dolce, la rara tartaruga nera di foresta (Rhinoclemmys funerea), il caimano (Caiman crocodilus), iguane e basilische. Tra i mammiferi, ci sono bradipi (Bradypus tridactylus), puma (Puma concolor) e giaguari (Panthera onca) e varie specie di scimmie, tra cui l’urlatrice (Alouatta). Notevole anche la presenza di avifauna, con varie specie di tucani, ibis e pappagalli e tre specie a rischio estinzione: l’ara verde (Ara ambiguus), lo Jacana dai barbigli (Jacana jacana) e l’aninga comune (Aninga aninga) che vivono nei canali.

Di enorme valenza è anche la varietà della flora, di cui si contano circa duemila specie. Un vero paradiso verde che rischiava di andare perduto per la sistematica deforestazione praticata anche dagli abitanti, bloccata dall’istituzione del parco, che ha riconvertito i residenti al ruolo di guide ambientali e di primi tutori del patrimonio ecologico della loro terra.